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Buona sera a tutte
Ho 52 anni, e sono stata operata 35 anni fa...
I miei genitori, i medici e le persone che più mi erano vicine fecero del loro meglio per comunicarmi con delicatezza questa diagnosi e aiutarmi ad accettarla; il ginecologo che mi seguiva e che propose l’intervento godeva di una certa fama e aveva già operato, alcuni anni prima, una donna con la sindrome di Rokitansky, e questo fu tutto. Ma non c'era la consapevolezza della necessità di un accompagnamento psicologico, e forse era sottovalutato l'effetto che può fare scoprire di non avere l'utero proprio nell'adolescenza, più o meno nello stesso tempo in cui una ragazza scopre la propria femminilità, la sessualità. Dopo i primissimi tempi in casa non se ne parlò più, che io ricordi non si chiamò mai la sindrome per nome (tanto che l'avevo completamente rimosso!), e dell’insicurezza, delle difficoltà relazionali che mi portai addosso come uno strascico mi liberai, attraverso un cammino a tratti anche doloroso, solo 15 anni dopo.
Non ne ho mai parlato, o quasi; nemmeno la mia migliore amica sa di preciso qual è il problema. Adesso che sono in menopausa (tecnicamente forse non si può dire, ma gli sbalzi ormonali ci sono tutti, e i sintomi anche) adesso…è come un cerchio che si chiude. Questo sentirmi profondamente diversa dalle altre donne è come se fosse finito alla prima vampata di calore, riprendiamo il discorso dove si era interrotto, a 17 anni, hai fatto i dosaggi, anche tu ti svegli la notte e non riesci più a dormire, attenta che quando finisce il ciclo si rischia di ingrassare…
Sto bene, con me stessa e con gli altri. Mi dispiace non aver avuto figli, per vari motivi non abbiamo adottato, a volte fa ancora male ma questa è la mia storia, la mia vita.
Vi abbraccio tutte |